Al momento stai visualizzando Donne dell’hospitality: Alessandra Ravasi
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Una forza straordinaria, una personalità travolgente, un amore sconfinato per questa professione e il settore Hospitality. L’intervista di dicembre è speciale, dedicata alla nostra più appassionata collega: Alessandra Ravasi.

Alessandra, per te l’ospitalità non è solo un lavoro, ma l’amore di una vita. Potremmo dire che sei “nata e cresciuta” in hotel. Ci racconti qualcosa della tua infanzia?

Sono stata letteralmente cresciuta in un hotel. Nasco in una famiglia di albergatori e l’hotel è stato da subito la mia prima casa. Quando dico che per me l’hotel è “casa”, credimi, non è retorica. Ho più ricordi di colazioni in camere d’albergo e pranzi nel ristorante dell’albergo che di tavole apparecchiate per il pranzo domenicale in famiglia.

Di fatto ho vissuto in una “famiglia allargata”: ero la figlia di tutto lo staff, curiosa e affascinata da tutti gli ospiti che entravano in hotel, con le loro valigie e i loro racconti.

L’hotel è sempre stata la mia vera casa e la casa, si sa, è sinonimo di calore e amore. Forse è proprio per questo che per me l’ospitalità non è un mestiere, è la passione della mia vita. Lavorare nel mondo alberghiero è stato, innanzitutto, una conseguenza naturale, una vera vocazione, derivata dalla mia attitudine innata. Poi, nel tempo, con il lavoro quotidiano, è arrivato il bagaglio dell’esperienza e sono diventata una professionista dell’hotellerie.

Il mio DNA è quello della mia famiglia di albergatori. Sono cresciuta con l’imprinting dei servizi e dei modi di accoglienza. Non a caso uso la parola “modi”: per me significano gesti, sorrisi, capacità di ascolto, riservatezza e intimità. Senza dimenticare quella capacità di comprendere fino in fondo l’ospite. “Accogliere” mi è del tutto normale e familiare da quando ho memoria.

Nessuno più di te conosce la scena dell’Hospitality milanese: condividi con noi il tuo ricordo più bello e il momento più difficile?

I momenti belli sono tantissimi, è davvero difficile sceglierne uno in particolare. Però c’è indubbiamente un momento che non conosce barriere temporali. Mi spiego meglio: nei miei 32 anni di vita professionale ho collaborato con più aziende e ricoperto diversi ruoli, mi sono relazionata con tantissime persone. Pur cambiando lo scenario, i rapporti e le relazioni con le persone, grazie all’apprezzamento e alla fiducia reciproca, sono rimasti sempre solidi e reali. Le continue attestazioni di stima nei miei confronti rappresentano il mio momento più bello, l’“everlasting moment” che mi ripaga di ogni sforzo.

Non ricordo davvero grandi momenti di difficoltà, neppure sotto il recente periodo pandemico. Forse perché per me gli ostacoli sono una sfida, sono strumenti che ci portano ad essere creativi per trovare soluzioni  nuove. Forse è una mia caratteristica personale o forse deriva dal mio retaggio familiare, ma non conosco il verbo “abbattersi”. Poi, in tutta sincerità: facciamo il lavoro più bello del mondo, cosa potrebbe esserci di insuperabile o irrisolvibile?

Hai sempre sostenuto la figura della donna in questo settore; oltre a essere la curatrice di questa rubrica, hai creato una rete solidissima di colleghe e partner, culminata recentemente nella creazione dell’associazione Women in Italian Tourism & Hospitality.  Cosa ti ha spinto a portare avanti questa iniziativa? Quali sono i vostri progetti?

WITH, acronimo di Women in Italian Tourism & Hospitality, nasce da una cerchia ristretta di colleghe e amiche che, tra un aperitivo e l’altro, si sono sempre sostenute a vicenda. Ci siamo sempre state l’una per l’altra per un consiglio professionale o personale,  per un confronto, per aiutarci a trovare soluzioni, come se il problema momentaneo non fosse solo di una di noi, ma ci riguardasse tutte.

Quindi, a un certo punto, l’idea di dare un’identità a questa relazione così spontanea e sincera è venuta in automatico. Oggi la nostra associazione vuole essere  un contenitore di esperienze di donne costruite negli anni. Donne che si sono distinte per tenacia, competenze e forza nel mondo dell’ospitalità, che hanno innovato questo settore lasciando un segno. Donne mosse da amore, passione, entusiasmo e anche tanto coraggio. Un contenitore, quindi, al servizio delle giovani professioniste, per condividere tutte le battaglie, tutti i successi raggiunti, e magari anche qualche consiglio sui passi migliori da fare nel lavoro per affermarsi senza rinunciare al proprio privato.

È un percorso appena iniziato, con lo scopo costante di tenere al centro di tutto il valore delle persone e delle donne in particolare. Stiamo lavorando affinché il 2024 sia un anno pieno di iniziative e di momenti importanti per WITH.

Quali consigli daresti a una o un giovane professionista che vuole crescere in questo settore? Secondo te, quali caratteristiche sono indispensabili “per farcela”?

Il nostro settore è sempre più complesso, articolato, competitivo. Richiede performance professionali sempre più sfidanti e difficili. Milano poi è da sempre una piazza che corre senza fiato, dove non ci si può permettere di restare indietro. Quindi, la prima caratteristica che una giovane o un giovane professionista deve sempre avere nel proprio bagaglio è la competenza. Essere competenti significa continuo aggiornamento, formazione non perché si deve, ma perché si vuole. Una continua spinta a migliorarsi, a restare al passo con le novità, cercando di anticipare le tendenze di domani.

Caratterialmente ritengo siano indispensabili doti come la curiosità, la determinazione, una certa dose di forza e, sicuramente, tanta passione. Questi elementi sono l’essenziale per lavorare in team, sono un incubatore di nuove idee, un generatore di gratificazioni e di successi.

Chi ti conosce sa che la tua forza sta nel mix di indiscussa professionalità e umanità. Quanto conta per te il dialogo e la creazione di rapporti sinceri sul posto di lavoro? Vuoi condividere con noi la tua filosofia da questo punto di vista?

Dialogo e rapporti sinceri sono essenziali. Credo fortemente che non esista alcun rapporto, professionale o personale che sia, che possa durare nel tempo senza sincerità e gentilezza.

Se il lavoro e le relazioni si limitassero all’utilità e alla convenienza, saremmo solo attori che recitano una parte e non persone vere che agiscono eticamente e con il cuore.

Le persone non sono numeri, dietro a ognuno di noi, dietro ai nostri ruoli, ci sono le nostre vite, il nostro vissuto, la nostra capacità affettiva, che è uno strumento fondamentale per entrare in sintonia con gli altri.

A costo di sembrare un pò naïf, sono convintissima che portando davvero sé stessi nel lavoro e nelle relazioni professionali, con sincerità e senza ipocrisia, si costruisca il proprio universo lavorativo in un modo migliore. Così facendo si ottengono risultati migliori, gli sforzi sembrano alleggerirsi, i traguardi diventano mete più raggiungibili. Non amo gli atteggiamenti di circostanza: anche nel lavoro, non solo nella vita privata, credo che l’autenticità paghi sempre.

Il tuo è un punto di vista privilegiato: vivi appieno la realtà degli albergatori e degli ospiti e conosci le esigenze ambo le parti. Ti chiediamo quindi: su quali nuove soluzioni, idee o formule punteresti nel prossimo futuro?

Credo si sia capito, io ho una visione fortemente orientata sull’essere umano. Il nostro settore, a mio parere, dovrebbe lavorare molto di più su questo: investire nelle risorse umane, nella formazione, migliorare le condizioni dei lavoratori, riconoscere  retribuzioni più adeguate e con politiche di welfare aziendale moderne, abbandonando una logica padronale che ha condizionato per tanto tempo il mondo alberghiero. La qualità del lavoro si ottiene valorizzando le persone.

Modernità che non vuol dire freddezza, al contrario. Oggi, nel nostro settore, vedo sempre più spesso l’ospite poco considerato come persona, con un’ospitalità relegata a un insieme di protocolli e procedure, magari funzionali, ma asettiche.

L’albergo/azienda che si preoccupa solo dei numeri e tralascia completamente la cura del capitale umano, compie l’errore più grande. Una politica di questo genere può, forse, portare a dei risultati nell’immediato, ma compromette il benessere dell’azienda nel medio-lungo periodo. Non basta ammodernare le strutture, bisogna occuparsi delle proprie persone, altrimenti il turnover sarà assicurato e occorrerà ricominciare sempre da capo, nessuno si affezionerà al luogo in cui lavora e non lo sentirà come una “casa”.

Tutti noi abbiamo bisogno di essere rassicurati sul fatto che il nostro lavoro abbia senso e valore, di appartenere a un progetto che non è solo il successo economico dell’azienda, ma un vero e proprio percorso da fare insieme. L’entusiasmo e il coinvolgimento aiutano le performance, garantiscono la stabilità del personale, trasformano l’accoglienza in vera esperienza per l’ospite. È un circolo virtuoso che, alla fine, porta anche ad un aumento del fatturato: collaboratore entusiasta, ospite soddisfatto, numeri più alti.

Il Natale si avvicina: ti chiediamo di concludere questa intervista con un messaggio di speranza e propositività per l’anno che verrà, come solo tu sai fare.

Non posso che ripetermi: facciamo il lavoro più bello del mondo. Entriamo in contatto con le persone in modo profondo, quanta fiducia hanno in noi! Il nostro è un settore che e ha ancora tanto da dare e da fare.  Non perdiamo l’entusiasmo, manteniamo il sorriso, sempre.

Auguro a tutti noi, che lavoriamo nel mondo dell’hotellerie, di mantenere lo spirito del Natale vivo ogni giorno, nel proprio cuore e nelle proprie strutture.

Il Natale è accoglienza, è calore, è disponibilità allo scambio, alla condivisione, all’armonia con gli altri e con l’ambiente

Tornare a vivere e ad accogliere con autenticità è il mio augurio per questo Natale.

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Vent'anni di esperienza in alberghi di lusso, Claudia Orefice ha condiviso con noi la sua passione per la dinamicità del suo settore, tra gioie e sfide quotidiane.