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La leadership femminile nel settore turistico: ne abbiamo parlato con Federica Foschi, General Manager dell’Amedia Hotel di Milano. Tra sfide e opportunità, ci ha raccontato la sua esperienza e il suo punto di vista sul futuro del settore.

Federica, cosa significa per lei essere General Manager? Vorremmo conoscere il suo punto di vista in qualità di donna e dirigente.

Essere donna e manager significa in primo luogo valorizzare le peculiarità del nostro genere: l’imprenditorialità al femminile è connotata da creatività, attitudine alla comunicazione, curiosità e innato istinto di accoglienza; non esiste più una severa compartimentalizzazione fra casa e lavoro, ma i ruoli e i comportamenti si intrecciano in una combinazione virtuosa. E proprio questa sinergia caratteristica della nostra quotidianità ci permette di analizzare e rielaborare i classici modelli di business da una prospettiva innovativa, fresca e sofisticata. 

Secondo i dati raccolti dalla Commissione Europea, solo il 5% dei Presidenti e il 16% dei membri dei CDA è donna. Per sua esperienza il settore turistico è più aperto di altri al concetto di leadership femminile e parità di genere?

Negli ultimi anni si è molto parlato di come il nostro settore sia aperto alla forza lavoro femminile; recentemente la presenza delle donne nel settore turistico si è certamente accentuata, grazie anche ad alcune figure in posizioni di leadership che si sono messe in gioco e hanno fatto da apripista. Tuttavia per poter veramente parlare di parità di genere è necessario un cambiamento culturale profondo: sentirsi chiedere a un colloquio di lavoro se si è sposate e si ha intenzione di avere figli è una realtà atroce ma purtroppo ancora attuale per moltissime professioniste. La scelta di assumere una donna non dovrebbe essere in nessun modo influenzata dal genere o, ancora peggio, dalla necessità di riempire le cosiddette “quote rosa”: una donna deve essere assunta unicamente perché meritevole, adatta a un ruolo, formata e preparata per affrontare la sfida professionale proposta.

Quali sono i valori che ispirano il suo lavoro e che ritiene fondamentali?

La capacità di sviluppare e promuovere una forte etica del lavoro è essenziale nel turismo come in qualsiasi altro settore. Nella vita professionale e privata è necessario ricordare il potere delle scelte e la necessità di orientare sempre queste ultime nella giusta direzione, per creare un ambiente di vita e lavoro in cui i valori vengano realmente vissuti e le persone siano motivate a dare il massimo. Personalmente credo fortemente nei valori promossi dalla Wyndham Hotels & Resorts: integrità (ci atteniamo a standard elevati e operiamo con verità e trasparenza), responsabilità (onoriamo i nostri impegni e produciamo risultati), inclusività (accogliamo tutti, rispettando le differenze nelle persone, culture, idee ed esperienze), cura (diamo generosamente il nostro tempo, attenzione e azione) e divertimento (amiamo quello che facciamo e trasmettiamo questa sensazione ai nostri ospiti e proprietari).

Parliamo della sua carriera lavorativa, a beneficio di chiunque voglia seguire il suo percorso. Come è stato per lei il passaggio da una piccola catena indipendente a un brand internazionale come Amedia, Trademark Collection by Wyndham?

Le mie prime esperienze in ambito manageriale sono avvenute in un piccolo gruppo alberghiero indipendente. In questo tipo di strutture la componente operativa del lavoro è predominante: l’aspetto della stretta supervisione alle attività quotidiane ed il coordinamento dei diversi reparti permettono di acquisire una formazione esecutiva e concreta.

I brand di catena internazionale, come Amedia, Trademark Collection by Wyndham, rispondono invece a società di gestione finanziaria, multinazionali più strutturate, dove il ruolo del general manager risulta cruciale ma a talvolta slegato dalle attività quotidiane: definire gli obiettivi economici e qualitativi dell’azienda, predisporre il budget, valutare le corrette azioni da intraprendere e implementare le strategie di marketing, sempre nel rispetto di standard finali predefiniti.

Ci racconti un’esperienza passata che si è rivelata fondamentale per il suo percorso professionale e il suo attuale ruolo. 

Il mio background personale è distante dal settore alberghiero. Il primo approccio al campo dell’hospitality è avvenuto a 22 anni presso una piccola realtà alberghiera dell’altopiano di Asiago, con una caratteristica particolare: era gestita esclusivamente da donne. Il profondo impegno e la grande dedizione che caratterizzavano la quotidiana sfida di queste due sorelle nel gestire un piccolo hotel stagionale indipendente mi ha profondamente colpito. Da loro ho imparato che “l’ospitalità è donna”, che nel nostro settore l’amore e la passione sono requisiti essenziali, e che professionalità e divertimento non si escludono a vicenda. Grazie al loro approccio originale mi sono innamorata del settore e ho cominciato il cammino che mi ha portata dove sono oggi.

Restiamo nel futuro e parliamo di digitalizzazione. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando moltissimi ambiti lavorativi: alcune professioni spariranno, altre saranno profondamente diverse. Cosa immagina accadrà nel settore hospitality? Componente umana e digitalizzazione troveranno un equilibrio?

Sono convinta che le due componenti siano tra loro complementari e che il loro equilibrio non sia solo auspicato, ma nel nostro particolare campo sia fisiologico. La digitalizzazione certamente ha contribuito a snellire, velocizzare e rendere sicuri alcuni processi tecnici ed alcune funzioni: pensiamo per esempio alle prenotazioni e ai pagamenti, al revenue management e al marketing intelligente. Tali tecnologie però non possono sostituire l’empatia ed il calore della componente umana, ciò che rende veramente unica e indimenticabile l’esperienza alberghiera.

Cosa pensa del metaverso? In questo momento di profonda incertezza gli hotel sono pronti a investire nelle nuove realtà immersive?

Oggi “metaverso” è una parola che tutti conosciamo, una nuova realtà che, specie per le generazioni più giovani, è parte integrante della quotidianità. Il nostro settore può certamente trarre giovamento dall’applicazione delle innovazioni tecnologiche, che contribuiscono a rendere l’esperienza degli ospiti ancora più profonda e personale. Sono convinta che la nuova generazione di dirigenti sia entusiasta delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie immersive e dalla possibilità di integrarle nell’offerta alberghiera tradizionale: la sinergia tra la componente innovativa e la classica ospitalità italiana può rendere un’esperienza veramente originale e coinvolgente.

Concludiamo con una domanda che ci riguarda da vicino. Quali aspetti della collaborazione tra Amedia Hotel e Playhotel Next ritiene vincenti?

Playhotel rappresenta per noi un partner affidabile e solido, parte della famiglia di Amedia Milano. La nostra collaborazione è per me una certezza, una garanzia, un esempio virtuoso del risultato che si può ottenere quando due società lavorano in sinergia per raggiungere un obiettivo comune. Garantire un risultato eccellente e in linea con gli standard internazionali della struttura è certamente la mission di questo partner: puntando sulla formazione del personale, sulla competenza dei referenti e soprattutto sul dialogo aperto e sincero con la struttura sono riusciti a elaborare una formula vincente.

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